Sviluppare pagine accessibili significa far si che possano essere navigate e fruite da chiunque, in particolar modo da coloro che dispongono di ridotte o impedite capacità sensoriali, motorie o psichiche.
L'attenzione per l'accessibilità si pone (a volte) pericolosamente in bilico tra impegno "sociale" e opportunità commerciale. Laddove sia evidente il valore sociale e democratico di un tale scrupolo, con una certa freddezza l'analista valuta le quote di mercato che possono essere guadagnate mentre il responsabile alla comunicazione soppesa il ritorno d'immagine derivato dall'esporre un "bollino" di certificazione o dell'annunciare la rinnovata sensibilità dell'azienda per il suo pubblico.
Il tema dell'accessibiltà ha ormai ottenuto notevole visibilità a partire dalla alla circolare del del Ministero della Funzione Pubblica del 2001 intitolata Linee guida per l'organizzazione, l'usabilità e l'accessibilità dei siti web delle pubbliche amministrazioni con la quale il Governo si espone ufficialmente su questo delicato tema; attualmente il sito PubliAccesso raccoglie tutta la normativa e le disposizioni ufficiali.
Sembra però che la sensibilizzazione delle aziende a tal proposito sia ancora minima, con ogni probabilità per valutazioni strettamente economiche.
Il punto critico e spesso poco compreso è che dare l'accesso a persone non vedenti o ipovedenti non deve essere l'obiettivo ma la naturale conseguenza di un lavoro ben fatto. Le tecnologie e gli standard per lo sviluppo su internet hanno da sempre tenuto in altissima considerazione questa logica conseguenza; tecnicamente si concentrano su due punti chiave:
E' bene ricordare infine che l'analisi dell accessibilità è uno specifico ambito degli studi sull'usabilità e da questa dipende strettamente.